Etichetta d’autore: la creatività spinge le vendite

…Ma anche in Italia, a partire dagli anni Settanta – quando il vino inizia a diventare oggetto culturale e simbolo di identità territoriale e familiare – numerose cantine hanno collaborato con artisti più o meno noti: da Hofstätter a Vietti, da Montevertine a Donnafugata (due aziende accomunate dagli iconici volti femminili realizzati, rispettivamente, dagli artisti Alberto Manfredi e Stefano Vitale). La Cantina Produttori di Cormòns con il celebre vino della Pace – un progetto che dal 1985 ha coinvolto artisti del calibro di Baj, Ceroli, Manzù e Rauschenberg, tra gli altri – ha trasformato le sue bottiglie in veri e propri oggetti del desiderio per i collezionisti di tutto il mondo.

Esaurita la mera funzione informativa, e anche senza il coinvolgimento di artisti, le etichette possono avere un valore semiotico e rappresentare una finestra sul territorio, in cui il gusto del vino e la filosofia di un’azienda si traducono in un’immagine (sull’argomento ha ben ragionato Chiara Vigo nel suo ottimo saggio “Arte e vino. L’etichetta d’autore come immagine del gusto”)…